Settimana della moda

Emozione. Solo chi ha visto dal vivo una sfilata può capire la sensazione che si prova quando la modella spunta da dietro le quinte e inizia a calcare la passerella al ritmo incalzante della musica, attraversando un corridoio immaginario formato dalle centinaia di sguardi puntati tutti su di lei, con un’espressione neutra e un incedere sicuro, fino a fermarsi davanti a un muro ticchettante e lampeggiante di macchine fotografiche, guardarlo con aria di sfida, prima di tornare sui suoi passi e sparire di nuovo. Un’emozione degna di uno spettacolo teatrale, in cui il pubblico stesso svolge un ruolo da protagonista, visto che ciò che accade sul palco è nulla, svincolato da tutto il suo contesto. Cosa c’è nel dietro le quinte di una sfilata? Nulla, o meglio, pochissimo. In uno spettacolo in cui ciò che conta è l’apparenza, di sostanza non c’è bisogno, o quasi.

Partiamo dalle protagoniste stesse di questo spettacolo, le modelle. Il termine è connotato da un’aurea quasi mitica, che erroneamente indica la funzione stessa del mestiere, quella di essere essere “modello” di bellezza. Vedendole da vicino, però, si capisce che l’idea comune è tutt’altro che esatta. Le ragazze scelte per sfilare spesso e volentieri sono tutt’altro che belle. Magrissime, alte, volti scavati e occhi sporgenti, bocche troppo grandi e labbra sottilissime, hanno un aspetto quasi lunare. Spesso stupisce lo sguardo indecifrabiledietro al quale si nascondono mentre calcano la passerella. Impossibile capire a cosa stiano pensando. “Probabilmente nulla”, viene da dire, malignamente. In realtà è proprio grazie a quell’espressione strana e quasi ipnotica che vengono scelte dai migliori stlisti rispetto ad altre ragazze dotate delle stesse misure. Devono essere “particolari”, non belle.

Altro elemento, il palco. La sfilata è affascinante di per sé, è un ambiente sfavillante di colori, spesso a tinte molto chiare, in modo da lasciare il pubblico abbagliato dalla luce e quasi stordito dalla musica, sempre a volume altissimo. In realtà, i padiglioni in cui si svolge la sfilata sono quattro semplici pareti di cartongesso, in mezzo alle quali viene sistemata una pista e delle sedie. Normale? Certo, ma è strano che l’ambiente in cui si svolge uno spettacolo che per clichè è il simbolo del lusso e dell’eleganza, sia di per sé così spoglio e povero. Una “rozza” partita di calcio, ad esempio, avviene all’interno di un ambiente, lo stadio, molto più solido, complesso e accogliente, e soprattutto, costoso; così come un teatro, in cui si svolge uno spettacolo teatrale.

Terzo elemento, il pubblico. La sfilata, come dicevamo prima, è uno spettacolo che non può prescindere dal suo pubblico. Qui infatti il pubblico svolge un ruolo attivo, perché la sfilata è, prima di tutto, un rito. Dal momento in cui la prima delle modelle fa la sua comparsa sulla scena, al momento dei ringraziamenti finali, passano in media 15/20 minuti. Eppure lo spettacolo “sfilata” dura dall’inizio alla fine un’ora e mezza o anche due. Perché? Perché la passerella in sé è il pretesto per il presenziare e prendere parte a un evento che è spettacolo nello spettacolo. Ciò che conta è  essere lì, “esserci”, a prescindere da ciò che accadrà. Banalmente è un appuntamento mondano, ma è anche qualcosa di più, perché tutti i partecipanti sono uniti da un sottile filo di compicità, che li nobilita per il solo fatto di far parte del club.

Il momento più importante è l’arrivo. Qui ciascuno deve dare sfoggio del suo abito. Essendo un evento frequentati da personaggi del bel mondo, o comunque ecclettici, abituati e desiderosi di apparire, i vestiti sono per la maggior parte curatissimi e particolari, con lo scopo di colpire gli altri al momento dell’entrata in scena iniziale. Spesso costituiscono anche l’argomento principale di quasi tutte le conversazioni che ciascun partecipante/attore ha con gli altri.

In una sfilata, poi, ci sono , naturalmente, gli abiti dello stilista. Il senso di tutto lo spettacolo è proprio quello di mostrarli. Sono loro l’unica vera sostanza, rispetto a tutta l’apparenza. Ma è proprio il confronto fra il peso di tutti gli elementi, valutati nella loro rilevanza (anche economica) che pende a sfavore dell’esposizione creativa dello stilista in sé e per sè.

In sintesi, la sfilata è un evento vuoto, una scatola priva di contenuto, uno spettacolo che di per sé non esiste, o ha un peso effimero, visto che il tutto si regge sul legame esistente fra i partecipanti. Un legame che rappresenta un’appartenenza di status, che nasce di per sé grazie alla partecipazione all’evento. Coloro che hanno il privilegio di presenziarvi acquisiscono implicitamente anche l’obbligo di apparire, di esserci, anche visivamente. Per convincersi che si tratta di un dovere, più che di un piacere, basta guardare com’è vestita la maggior parte dei, o delle, partecipanti.

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