Quando il dieci va in panchina


Dove sono finiti i numeri dieci? Le facce dei giocatori-simbolo delle nostre squadre sono sempre più tristi, assomigliano a figurine sbiadite di un vecchio album Panini. Relegati al ruolo di comprimari dei nuovi leader, spesso sono costretti a guardare il fischio d’inizio dalla panchina. Gente come Totti, Del Piero, Ronaldinho: campioni di classe e tecnica superiore, che molti ormai considerano sulla via del tramonto, anche se nessuno osa dirlo ad alta voce.

Più delle parole, però, contano i fatti. E basta guardare l’impiego con il contagocce di questi (ex?) fuoriclasse per accorgersi di quanto siano cambiate le gerarchie nelle grandi squadre.
Prendete Totti, che il primo gol in campionato l’ha segnato alla dodicesima giornata e domenica non è neanche sceso in campo (se si può definire “campo” il pantano di Verona). Anche ieri in Champions contro il Cluj si è messo in mostra solo per il litigio con Burdisso a fine gara, dopo che il solito Borriello, sempre più leader, aveva siglato l’unica rete della Roma.
Alla Juve, il capitano Del Piero ha perso da tempo lo scettro dello spogliatoio. I dirigenti bianconeri, in attesa di trovare un degno erede dopo diversi fallimenti (vedi Giovinco e Diego), hanno deciso di puntare su nuovi assetti tattici. Ora chi brilla in attacco è gente come Quagliarella, Iaquinta e Krasic: non certo dei numeri dieci, ma sicuramente più concreti.
Una qualità apprezzata anche dal tecnico del Milan Allegri, che per la gara contro l’Ajax ieri ha fatto giocare Ronaldinho dal primo minuto, dopo sette gare cominciate in panchina. Al dentone brasiliano è stata concessa una chance irripetibile per dimostrare di essere un giocatore ancora importante per il Milan, anche se non indispensabile come Ibra. Il Gaucho l’ha sprecata con una prestazione incolore ed è stato condannato definitivamente dai fischi dei tifosi al momento dell’inevitabile sostituzione. Nonostante tutto, oggi ha dichiarato di voler rimanere a Milano, anche se i più maligni sussurrano che sia la sua nuova fiamma, la show girl Sarah Tommasi, la vera causa dell’attaccamento alla città e, forse, anche delle scarse prestazioni calcistiche.

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